Non so attendere che il cibo sia pronto, soprattutto le preparazioni che richiedono molto tempo, per esempio una carne che deve macerare nel vino, o le cotture che vanno lasciate andare senza toccarle o senza aprire il forno, come avviene con il pan di spagna, mi snervano. Così come ogni altro tipo di attesa, nella vita in generale: l'attesa di un treno o di un aereo mi uccide, quasi perdo l'entusiasmo del viaggio, oppure l'attesa di un evento, di un appuntamento è così cocente che al momento dell'incontro ho perso qualsiasi spinta a presentarmi. Ma i giorni precedenti...non posso dormire, nell'attesa del momento. Ho fretta, fretta di fare, di creare, di dare libero sfogo all'impeto creativo, quello che brucia. Ho fretta di sfruttare l'occasione, di piegarla alla mia volontà senza concederle il tempo di avvenire.
E la cucina allora diventa mia maestra, perchè mi allena a osservare il processo di cottura, senza poter intevenire e, anzi, gustando quel momento in cui la materia, da me assemblata, lavora di vita propria, fermenta, emette sostanze e si prepara a me. Cucinare mi obbliga a diventare riflessiva, mi piega ai ritmi biologici dell'esistenza e mi insegna, con sofferenza, l'attesa.
Musica: Nessun dorma, Jose Carreras, da Turandot, Giacomo Puccini.
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