All'inizio dei miei post scrivo sempre un titolo perchè ho in testa un percorso sommario che seguirò e che puntualmente disattendo...vado fuori tema...
Questo è: cucinare un'idea.
La cucini, la giri e rigiri in testa, la scremi, correggi, rivedi, aggiungi, sottrai, riduci...l'idea rimane sempre lì però si arricchisce e a volte cambia, leggermente, prende una strada che non ci si aspettava e lentamente ti porta in una dimensione diversa. Nei momenti più fortunati la riflessione ti apre a nuove idee e a nuove visioni.
L'idea quindi è solo un inizio casuale di un percorso che a volte è la vita. In fondo le idee non sono definitive come ce le immaginiamo: la buona idea è solo un buono e fortuito punto di partenza del quale non sappiamo niente e che anche alla fine del percorso ci rimarrà completamente sconosciuto ma nello stesso momento è quel punto nel nostro spazio mentale che fa scaturire il futuro. Senza l'idea non avremmo nessun motivo per vivere, eppure il risultato finale delle imprese umane non sono quasi mai l'avverarsi dell'idea iniziale.
Almeno per me è così.
E sospetto significhi qualcosa...
Musica: Fabrizio De Andrè, La cattiva strada
domenica 12 dicembre 2010
venerdì 3 dicembre 2010
Assange fragole e panna
Quando qualcuno ci svela qualcosa possiamo reagire in due modi: possiamo pensare che questo qualcuno non abbia fatto altro che confermare un nostro presentimento oppure possiamo renderci conto che qualcosa che prima era solo un nostro pensiero ora diventa una certezza reale, non lasciando altro spazio alla nostra immaginazione. Ora dire che Assange non ha detto niente di nuovo e che ci si aspettava qualcosa di più è un errore di valutazione perchè il fatto che documenti riservati (che gli Stati hanno l'interesse a mantenere tali) confermino delle supposizioni più o meno diffuse è un fatto molto serio e per nulla scontato. Il documento riservato e ora svelato diventa la base inimpugnabile su cui costruire l'accusa contro i protagonisti rei, e questo intanto non si può certo fare con un'opinione.
Molti se lo vorrebbero cucinare arrosto Assange, io lo guarnirei con panna montata e fragole e lo servirei come dessert di questa lunga ultima cena di capi di stato ormai agonizzanti (alcuni anche per raggiunti limiti di età).
Se riusciranno a impedire in qualche modo a Assange e ai suoi di contribuire a svelare i malaffari globali creeranno un precedente di tentativo di sterminio di quei pochi barlumi di democrazia ancora vivi e nascosti da qualche parte...per quanto possa valere.
Assange non è il salvatore del mondo, forse anche lui ha delle magagne, ma accusarlo in difesa di coloro che ogni giorno calpestano incuranti i diritti umani di tutti mi sembra davvero ridicolo.
Musica: All tomorrow's parties, The Velvet Underground
Molti se lo vorrebbero cucinare arrosto Assange, io lo guarnirei con panna montata e fragole e lo servirei come dessert di questa lunga ultima cena di capi di stato ormai agonizzanti (alcuni anche per raggiunti limiti di età).
Se riusciranno a impedire in qualche modo a Assange e ai suoi di contribuire a svelare i malaffari globali creeranno un precedente di tentativo di sterminio di quei pochi barlumi di democrazia ancora vivi e nascosti da qualche parte...per quanto possa valere.
Assange non è il salvatore del mondo, forse anche lui ha delle magagne, ma accusarlo in difesa di coloro che ogni giorno calpestano incuranti i diritti umani di tutti mi sembra davvero ridicolo.
Musica: All tomorrow's parties, The Velvet Underground
venerdì 12 novembre 2010
E'
E': amare, cucinare, soffrire, riflettere, apprezzare, sentire, respirare, spiegare, vedere.
Non è: lasciare, dimenticare, gridare, dire, punire, diluire, spostare, rompere, sostituire.
Trovo stupido il tentativo di impersonare altri, di magnificare ciò che non si ama completamente, di nascondere le proprie mancanze.
Trovo inutile comunicare un entusiasmo non autentico, usare parole sentite da altri, ridere forzatamente.
Trovo erotico guardare a lungo negli occhi dopo l'ultima parola, osservare un gesto inusuale e antico, stare vicini in mezzo alla gente.
Musica: La sposa occidentale, Lucio Battisti
Non è: lasciare, dimenticare, gridare, dire, punire, diluire, spostare, rompere, sostituire.
Trovo stupido il tentativo di impersonare altri, di magnificare ciò che non si ama completamente, di nascondere le proprie mancanze.
Trovo inutile comunicare un entusiasmo non autentico, usare parole sentite da altri, ridere forzatamente.
Trovo erotico guardare a lungo negli occhi dopo l'ultima parola, osservare un gesto inusuale e antico, stare vicini in mezzo alla gente.
Musica: La sposa occidentale, Lucio Battisti
giovedì 11 novembre 2010
Tutto trova la propria collocazione
Forse un modo per vivere è mescolare tutto il sapere accumulato, nel momento stesso in cui lo acquisiamo: tutto quello che facciamo sedimenta in noi e costituisce il nostro bagaglio, la nostra esperienza. Riuscire a mescolare tutte le esperienze che facciamo, dando a ognuna una collocazione funzionale polivalente, adattabile a diversi ambiti può essere un modo per osservare e comprendere meglio la vita. Di conseguenza, se applicato all'ambito culinario, possiamo pensare che tutto quello che facciamo finirà in qualche modo nel nostro piatto. Questa regola, se così si può chiamare, ci serva da metro di giudizio quando ci troviamo a scegliere, ricordandoci che ogni persona scelta e amata, ogni gesto compiuto o rifiutato, ogni parola detta o trattenuta, la ritroveremo nel nostro piatto, quello che passiamo la vita a cucinare. Vale la pena di renderlo il più gustoso possibile.
Musica: The last time I saw Richard, Joni Mitchell
Musica: The last time I saw Richard, Joni Mitchell
mercoledì 10 novembre 2010
Digiuno sentimentale
Così come cucinare, amare e mangiare sono azioni energetiche, che ci scaldano e mantengono in vita, anche intellettualmente, il digiuno, sentimentale e non, si rivela essere depurante e a volte necessario. Non si tratta di restare soli o digiuni in circostanze forzate ed esterne: il vero digiuno è un allontanarsi momentaneo e volontario per concentrarsi su altri aspetti di un mondo, per andare più in profondità, dentro a un aspetto; e, paradossalmente, è un modo molto diretto per avvicinarsi all'oggetto del nostro desiderio, amoroso o no che sia. Le cose grandi si possono osservare nella loro interezza soltanto standone un po' lontani, guardandole da una giusta distanza. Nulla di nuovo, certo, ma farlo davvero è tutto un altro discorso. Ci vuole una grande disciplina. E la discipina si può imparare.
Musica: Lilin, John Zorn
Musica: Lilin, John Zorn
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martedì 9 novembre 2010
Dare per scontato
E' molto pericoloso. Dare per scontato compromette le relazioni, non ci permette di vedere la realtà fino in fondo, ma soprattutto è davvero, irrimediabilmente, poco emozionante. Come in cucina.
Ho cucinato per la prima volta una torta alla crema Chantilly, dedicando tutta la mia attenzione e cura alla preparazione del pan di spagna. Ho controllato la cottura in forno fissando il soffice composto gonfiarsi per ogni minuto della sua lenta cottura, con un'ansia concente di sbagliare qualcosa...troppo caldo, troppo poco caldo... Ho sfornato, appoggiato delicatamente, atteso con pazienza il raffreddamento, c'ho dormito sopra prima di passare alla farcitura, che ormai si prospettava una passeggiata. E qui è stato l'errore: ho dato per scontato che il più fosse fatto, senza considerare che la fatica, quella vera, doveva ancora arrivare. Ho cotto la crema, montato la panna, aggiunto alla crema la bianca montagna, mescolato e spruzzato con l'ausilio della tasca da pasticcere (che emozione inenarrabile!). A ogni gesto, in ogni momento, questa seconda fase si è rivelata essere quella davvero faticosa, non tanto fisicamente, quanto psicologicamente. La dolce sensazione di essere quasi alla meta continuamente sovrastata dall'incessante prurito della paura che qualcosa, anche un piccolissimo dettaglio, andasse storto. E poi di nuovo gli occhi vedevano l'orizzonte roseo del risultato finale, maestoso ed elegante. Ogni falso movimento poteva trasformarsi nell'errore fatale. Il terreno era sconosciuto e scivoloso. In alcuni momenti, in quei momenti, si è tentati di mollare...
E poi il miracolo.
Musica: 007
Ho cucinato per la prima volta una torta alla crema Chantilly, dedicando tutta la mia attenzione e cura alla preparazione del pan di spagna. Ho controllato la cottura in forno fissando il soffice composto gonfiarsi per ogni minuto della sua lenta cottura, con un'ansia concente di sbagliare qualcosa...troppo caldo, troppo poco caldo... Ho sfornato, appoggiato delicatamente, atteso con pazienza il raffreddamento, c'ho dormito sopra prima di passare alla farcitura, che ormai si prospettava una passeggiata. E qui è stato l'errore: ho dato per scontato che il più fosse fatto, senza considerare che la fatica, quella vera, doveva ancora arrivare. Ho cotto la crema, montato la panna, aggiunto alla crema la bianca montagna, mescolato e spruzzato con l'ausilio della tasca da pasticcere (che emozione inenarrabile!). A ogni gesto, in ogni momento, questa seconda fase si è rivelata essere quella davvero faticosa, non tanto fisicamente, quanto psicologicamente. La dolce sensazione di essere quasi alla meta continuamente sovrastata dall'incessante prurito della paura che qualcosa, anche un piccolissimo dettaglio, andasse storto. E poi di nuovo gli occhi vedevano l'orizzonte roseo del risultato finale, maestoso ed elegante. Ogni falso movimento poteva trasformarsi nell'errore fatale. Il terreno era sconosciuto e scivoloso. In alcuni momenti, in quei momenti, si è tentati di mollare...
E poi il miracolo.
Musica: 007
lunedì 8 novembre 2010
Bisogna ripetere gli errori
L'unico modo per capire fino in fondo un cibo non è mangiarlo, ma cucinarlo. Cucinarlo molte volte, una dopo l'altra, commettendo errori, sfruttandoli come fossero punti di forza, senza esagerare, restando pacati negli utilizzi, sempre con una certa misura, ma agendo senza sosta. Ripetere, studiare il cibo a fondo, osservare cosa succede, come reagisce all'errore.
Come nelle relazioni abbiamo inizialmente di fronte un completo estraneo che ci incuriosisce: gli errori che commettiamo indagando chi sia questo sconosciuto minano irreparabilmente la possibilità di un futuro, ma sono nello stesso istante i punti di partenza per agire nuovamente. E reiterare l'errore è umano. Dicono si debba imparare dagli errori e non ricommetterli...mah, io gli errori li ripeto, sempre un po' di più o un po' di meno rispetto alla prima volta, e poi capisco, e poi ci ricasco...e alla fine, dopo tentativi continui e a volte molto estenuanti (anche per chi i miei errori li subisce!) finalmente trovo l'appiglio a cui aggrapparmi per proseguire la salita (o per scendere più in profondo...).
Cucinare è così. Ripetete felicemente e coraggiosamente il vostro errore preferito, pagatene le conseguenze e continuate a scoprire.
Musica: Scalinatella, Roberto Murolo
Come nelle relazioni abbiamo inizialmente di fronte un completo estraneo che ci incuriosisce: gli errori che commettiamo indagando chi sia questo sconosciuto minano irreparabilmente la possibilità di un futuro, ma sono nello stesso istante i punti di partenza per agire nuovamente. E reiterare l'errore è umano. Dicono si debba imparare dagli errori e non ricommetterli...mah, io gli errori li ripeto, sempre un po' di più o un po' di meno rispetto alla prima volta, e poi capisco, e poi ci ricasco...e alla fine, dopo tentativi continui e a volte molto estenuanti (anche per chi i miei errori li subisce!) finalmente trovo l'appiglio a cui aggrapparmi per proseguire la salita (o per scendere più in profondo...).
Cucinare è così. Ripetete felicemente e coraggiosamente il vostro errore preferito, pagatene le conseguenze e continuate a scoprire.
Musica: Scalinatella, Roberto Murolo
domenica 7 novembre 2010
Non so aspettare
Non so attendere che il cibo sia pronto, soprattutto le preparazioni che richiedono molto tempo, per esempio una carne che deve macerare nel vino, o le cotture che vanno lasciate andare senza toccarle o senza aprire il forno, come avviene con il pan di spagna, mi snervano. Così come ogni altro tipo di attesa, nella vita in generale: l'attesa di un treno o di un aereo mi uccide, quasi perdo l'entusiasmo del viaggio, oppure l'attesa di un evento, di un appuntamento è così cocente che al momento dell'incontro ho perso qualsiasi spinta a presentarmi. Ma i giorni precedenti...non posso dormire, nell'attesa del momento. Ho fretta, fretta di fare, di creare, di dare libero sfogo all'impeto creativo, quello che brucia. Ho fretta di sfruttare l'occasione, di piegarla alla mia volontà senza concederle il tempo di avvenire.
E la cucina allora diventa mia maestra, perchè mi allena a osservare il processo di cottura, senza poter intevenire e, anzi, gustando quel momento in cui la materia, da me assemblata, lavora di vita propria, fermenta, emette sostanze e si prepara a me. Cucinare mi obbliga a diventare riflessiva, mi piega ai ritmi biologici dell'esistenza e mi insegna, con sofferenza, l'attesa.
Musica: Nessun dorma, Jose Carreras, da Turandot, Giacomo Puccini.
E la cucina allora diventa mia maestra, perchè mi allena a osservare il processo di cottura, senza poter intevenire e, anzi, gustando quel momento in cui la materia, da me assemblata, lavora di vita propria, fermenta, emette sostanze e si prepara a me. Cucinare mi obbliga a diventare riflessiva, mi piega ai ritmi biologici dell'esistenza e mi insegna, con sofferenza, l'attesa.
Musica: Nessun dorma, Jose Carreras, da Turandot, Giacomo Puccini.
sabato 6 novembre 2010
Elogio della lentezza
La lentezza non determina soltanto il dilatarsi del tempo tra l'inizio e la fine di un'azione. E' l'essenza di quell'azione, è la concessione di quel dilatarsi che facciamo al tempo stesso, entro cui il tempo si sottomette a noi. In quell'intervallo è possibile godere del gesto, l'attesa si muta in ricompensa rinnovata momento dopo momento. Non vedere la fine del processo dà la sensazione che il processo sia non finito, indeterminabile e quindi certo e rassicurante nel suo presente di intensità perfetta.
Musica: Massimo Volume, Meglio di uno specchio
Musica: Massimo Volume, Meglio di uno specchio
venerdì 5 novembre 2010
Il rito
Cucinare è un modo per preparare e prepararsi a ricevere gli altri.
Nel cucinare i cibi e offrirli ai commensali c'è una ritualità quasi religiosa perchè nutrendo gli altri offriamo loro anche la vita, in un certo senso. Perchè rinnovare questo rito il più spesso possibile e renderlo cerimoniale, coinvolgente per tutti i presenti, attribuendogli l'importanza che si merita? Perchè mangiare insieme diviene un modo per stare vicini e diventa spesso un'esigenza famigliare? Forse ha a che fare con questo senso della vita, con l'importanza di trasmetterla e conservarla? Oppure serve a celebrare i rapporti tra gli uomini, in un senso generale e non solo nel suo senso religioso? Non lo so, cercherò di indagare. Ciò che sento è che a un certo punto della vita la condivisione diventa un'esigenza intima, molto al di là della generosità...diventa un bisogno di dare, di creare altra vita, come una maternità.
Musica: Josè Feliciano, Zorba
Nel cucinare i cibi e offrirli ai commensali c'è una ritualità quasi religiosa perchè nutrendo gli altri offriamo loro anche la vita, in un certo senso. Perchè rinnovare questo rito il più spesso possibile e renderlo cerimoniale, coinvolgente per tutti i presenti, attribuendogli l'importanza che si merita? Perchè mangiare insieme diviene un modo per stare vicini e diventa spesso un'esigenza famigliare? Forse ha a che fare con questo senso della vita, con l'importanza di trasmetterla e conservarla? Oppure serve a celebrare i rapporti tra gli uomini, in un senso generale e non solo nel suo senso religioso? Non lo so, cercherò di indagare. Ciò che sento è che a un certo punto della vita la condivisione diventa un'esigenza intima, molto al di là della generosità...diventa un bisogno di dare, di creare altra vita, come una maternità.
Musica: Josè Feliciano, Zorba
giovedì 4 novembre 2010
Milanzani
Adoro il mercato multiculti. Ammiro questi ragazzi tunisini, egiziani, dallo srilanka e dal bangladesh che vengono in Italia, si mettono in queste imprese fatte di bancarelle nel freddo milanese, a combattere con una lingua sconosciuta, con sguardi sospettosi, a caricare e scaricare bancali di frutta, a vendere verdura che loro conoscono ma chiamano e cucinano in un altro modo. E lo fanno con una tenacia e con un impegno a noi quasi sconosciuti, cercando di trovare il modo per superare il confine della lingua e della provenienza. Sono fantastici quando cercano di emulare gli indigeni, urlando le stesse frasi che pugliesi, calabresi e milanesi urlano da decenni. Adesso sono loro gli ambulanti, che reinventano questo mestiere, fatto di fatica, di freddo e di pioggia. Scherzano tra loro, sulla loro provenienza, facendo il verso a quegli italiani che odiano i marocchini ma non sanno nemmeno bene dove sia il Marocco. "Questo qui non è mio paesano...è tunisino lui...pericolosi i tunisini...!" e scoppia in una risata divertita e complice, lui che dall'Egitto è arrivato qui tanti anni fa, ha imparato la lingua in strada, un corso di italiano per stranieri che costa a questa gente anni di frequenza e molte umiliazioni. E adesso è padroncino, vende la verdura, ha con lui ragazzi più giovani, del suo paese, che gli ricordano chi è e da dove viene e ai quali cerca di insegnare il futuro. Scrive i nomi delle verdure direttamente come li pronuncia nel suo italiano arabizzato e leggendo Milanzani mi sembra di capire quanta strada questo uomo ha fatto, e quanta fatica, quanto studio e quante frustrazioni, quante nostalgie, quanti ricordi e quante speranze ci sono nel suo cuore.
Musica: Punjabi MC, Mundian To Bach Ke
Musica: Punjabi MC, Mundian To Bach Ke
mercoledì 3 novembre 2010
Amici
Ci sono degli ingredienti polifunzionali che si possono impiegare in varie ricette per diversi scopi. Cosa significa? Prendiamo la patata. La patata può essere un primo (crema) o un contorno (bollita, fritta, in padella, purè) ma può essere utilizzata anche come base per addensare ripieni o per accompagnare creme e mousse fatte con altre verdure, e ha un sapore abbastanza neutro da potersi accostare a moltissimi altri ingredienti.
In cucina, ma anche nella vita, è importante avere almeno un amico come la patata, meglio se riusciamo a scovarne e trattenere più di uno: ci salveranno nelle occasioni di difficoltà (nessuna idea e 3 bocche da sfamare come l'auto in panne alle 3 di notte...). Facciamo in modo che non manchi mai nella nostra cucina almeno uno di questi amici e quando possiamo sperimentiamo le sue capacità di adattarsi a ogni ricetta.
Per il momento io sto testando l'affidabilità del miglio.
Musica: Rachmaninoff, Scherzo in F Maggiore
In cucina, ma anche nella vita, è importante avere almeno un amico come la patata, meglio se riusciamo a scovarne e trattenere più di uno: ci salveranno nelle occasioni di difficoltà (nessuna idea e 3 bocche da sfamare come l'auto in panne alle 3 di notte...). Facciamo in modo che non manchi mai nella nostra cucina almeno uno di questi amici e quando possiamo sperimentiamo le sue capacità di adattarsi a ogni ricetta.
Per il momento io sto testando l'affidabilità del miglio.
Musica: Rachmaninoff, Scherzo in F Maggiore
martedì 2 novembre 2010
Momenti di gloria
Come in amore, anche in cucina è importante avere ogni tanto dei momenti di gloria, per ritemprarci dalle fatiche, dare un'impennata all'autostima e esorcizzare la paura di non fare bella figura...cosa inutile - la paura - che rovina molti dei nostri sonni e anche molte veglie...
Quindi all'inizio cerchiamo il successo in imprese semplici, che possano darci delle soddisfazioni commisurate alla nostra esperienza. Non strafacciamo, cerchiamo un buon modo per darci, o farci dare, una pacca sulla spalla e una buona dose di energia.
E' inutile all'inizio mettersi a immaginare sensazioni e sapori e sostituzioni di ingredienti se non si ha ben chiaro (chi o) cosa si ha di fronte; ed è inoltre molto frustrante buttare tutti gli ingredienti per averne sbagliato solo uno. Succederà comunque quindi non forziamo le cose: usare la fantasia e osare non significa certo strafare. Prima di sperimentare è obbligatorio conoscere profondamente l'arte e la materia che si stanno affrontando, con molto rispetto per le pratiche millenarie che arrivano a noi.
Musica: Edoardo Vianello, Cicciona Cha Cha
Quindi all'inizio cerchiamo il successo in imprese semplici, che possano darci delle soddisfazioni commisurate alla nostra esperienza. Non strafacciamo, cerchiamo un buon modo per darci, o farci dare, una pacca sulla spalla e una buona dose di energia.
E' inutile all'inizio mettersi a immaginare sensazioni e sapori e sostituzioni di ingredienti se non si ha ben chiaro (chi o) cosa si ha di fronte; ed è inoltre molto frustrante buttare tutti gli ingredienti per averne sbagliato solo uno. Succederà comunque quindi non forziamo le cose: usare la fantasia e osare non significa certo strafare. Prima di sperimentare è obbligatorio conoscere profondamente l'arte e la materia che si stanno affrontando, con molto rispetto per le pratiche millenarie che arrivano a noi.
Musica: Edoardo Vianello, Cicciona Cha Cha
lunedì 1 novembre 2010
Tutto ciò che ci sta intorno 2
A tal proposito (Tutto ciò che ci sta intorno 1) vi propongo il bigino dell bravo imbanditore di tavole. Con l'unico accorgimento di cercare di non far diventare la tavola imbandita una bancarella da bazar dove sarà difficile individuare ciò che ci serve.
Allora:
organizzare una cena formale in casa sembra al primo impatto un'operazione molto complicata. In realtà, le norme del galateo che regolano questi eventi sono facilmente assimilabili per chiunque non voglia sfigurare in occasione di un appuntamento importante.
I colori di tovaglia e servizio
Se l'occasione è formale, di sicuro effetto sarà la sottotovaglia di un tessuto raffinato (di rasatello di cotone o di fiandra) su cui si potrà stendere la tovaglia (di lino, organza, mussola, ecc.). Per eventuali decori, bisogna considerare la decorazione del servizio di piatti. Se infatti questo è decorato e colorato, meglio se il tessuto sarà in tinta unita (bianca o di un tono simile al colore al colore del decoro dei piatti). Al contrario, se è classico, bianco o monocolore, si potrà puntare proprio sulla tovaglia per movimentare con alcuni discreti decori la tavola.
Il tovagliolo di solito viene posto alla destra del piatto, subito accanto alle posate, ma non è una regola fissa. L'usanza di collocarlo dentro il bicchiere o sopra il piatto è tipicamemte francese, ma vi si ricorre quando lo spazio riservato ad ogni coperto risulta un po' scarso. Si presenta sulla tavola sempre piegato con piegature semplici (come quella a triangolo o a rettangolo), in modo che non risulti alla vista troppo manipolato: l'ospite deve avere l'impressione che sia stato toccato il meno possibile.
La disposizione giusta delle stoviglie
Per prima cosa vanno posizionati i sottopiatti: non hanno mai la funzione di accogliere il cibo, ma, più che altro, quella di "segnaposto". Durante il pasto non vengono mai tolti né sostituiti, neanche quando si arriva al dolce o al caffè. Proprio per la loro funzione alternativa, possono essere fatti di materiali particolari, come l'argento, o il vetro.
Al di sopra verrà posto il piatto piano, che in genere si mette doppio quando durante il pasto sono previste due pietanze come secondo. Al livello superiore viene collocato direttamente il piatto da antipasto, più piccolo di circonferenza.Una volta terminato l'antipasto, si procederà alla sua sostituizione con il piatto fondo, dedicato al primo. Un tempo era utilizzato solo per le minestre, ma al giorno d'oggi può contenere tranquillamente anche risotti o pasta. Il piatto da frutta di solito ha le stesse proporzioni di quello di antipasto, e viene utilizzato al termine della cena.
Il numero ed il tipo di bicchieri presenti in tavola deve rispecchiare quello dei vini che si serviranno. Si allineano solitamente in alto alla destra del piatto: per primo quello per l'acqua, poi quello da vino rosso e quello da vino bianco. Di seguito, in posizione leggermente più arretrata andranno messi la coppa di champagne o / e il bicchiere piccolo per il vino dolce, da accompagnare al dessert.
Per le posate, se non si dispone di un cameriere, bisogna fare in modo che l'ospite abbia di fronte a sé tutte quelle che gli serviranno, dall'antipasto al dolce. Ovviamente si scelgono a seconda del menù previsto e di norma seguono questa disposizione:
- a destra ci sono i coltelli, con la lama sempre rivolta all'interno, ed il cucchiaio, con la parte concava rivolta verso l'alto. Se sono previste ostriche, questo è anche il posto della forchettina utilizzata per mangiarle, l'unica che può trovare posto alla destra del piatto;
- tutte le forchette infatti trovano la loro collocazione naturale alla sinistra del piatto: il numero è variabile e dipende dal numero e dal genere di portate previste. Le punte sono sempre rivolte verso l'alto.
- sopra il piatto, infine, va messa la forchettina (o il cucchiaio) da dessert; immediatamente sotto questa si trovano le posatine da frutta (la forchetta con il manico a sinistra, il coltello con il manico a destra).
Lo spazio di manovra per ciascun commensale deve essere almeno di 60 cm.
(fonte:kitchens.it)
Musica: Valzer dei fiori, Tchaikovsky, Lo Schiaccianoci
Allora:
organizzare una cena formale in casa sembra al primo impatto un'operazione molto complicata. In realtà, le norme del galateo che regolano questi eventi sono facilmente assimilabili per chiunque non voglia sfigurare in occasione di un appuntamento importante.
I colori di tovaglia e servizio
Se l'occasione è formale, di sicuro effetto sarà la sottotovaglia di un tessuto raffinato (di rasatello di cotone o di fiandra) su cui si potrà stendere la tovaglia (di lino, organza, mussola, ecc.). Per eventuali decori, bisogna considerare la decorazione del servizio di piatti. Se infatti questo è decorato e colorato, meglio se il tessuto sarà in tinta unita (bianca o di un tono simile al colore al colore del decoro dei piatti). Al contrario, se è classico, bianco o monocolore, si potrà puntare proprio sulla tovaglia per movimentare con alcuni discreti decori la tavola.
Il tovagliolo di solito viene posto alla destra del piatto, subito accanto alle posate, ma non è una regola fissa. L'usanza di collocarlo dentro il bicchiere o sopra il piatto è tipicamemte francese, ma vi si ricorre quando lo spazio riservato ad ogni coperto risulta un po' scarso. Si presenta sulla tavola sempre piegato con piegature semplici (come quella a triangolo o a rettangolo), in modo che non risulti alla vista troppo manipolato: l'ospite deve avere l'impressione che sia stato toccato il meno possibile.
La disposizione giusta delle stoviglie
Per prima cosa vanno posizionati i sottopiatti: non hanno mai la funzione di accogliere il cibo, ma, più che altro, quella di "segnaposto". Durante il pasto non vengono mai tolti né sostituiti, neanche quando si arriva al dolce o al caffè. Proprio per la loro funzione alternativa, possono essere fatti di materiali particolari, come l'argento, o il vetro.
Al di sopra verrà posto il piatto piano, che in genere si mette doppio quando durante il pasto sono previste due pietanze come secondo. Al livello superiore viene collocato direttamente il piatto da antipasto, più piccolo di circonferenza.Una volta terminato l'antipasto, si procederà alla sua sostituizione con il piatto fondo, dedicato al primo. Un tempo era utilizzato solo per le minestre, ma al giorno d'oggi può contenere tranquillamente anche risotti o pasta. Il piatto da frutta di solito ha le stesse proporzioni di quello di antipasto, e viene utilizzato al termine della cena.
Il numero ed il tipo di bicchieri presenti in tavola deve rispecchiare quello dei vini che si serviranno. Si allineano solitamente in alto alla destra del piatto: per primo quello per l'acqua, poi quello da vino rosso e quello da vino bianco. Di seguito, in posizione leggermente più arretrata andranno messi la coppa di champagne o / e il bicchiere piccolo per il vino dolce, da accompagnare al dessert.
Per le posate, se non si dispone di un cameriere, bisogna fare in modo che l'ospite abbia di fronte a sé tutte quelle che gli serviranno, dall'antipasto al dolce. Ovviamente si scelgono a seconda del menù previsto e di norma seguono questa disposizione:
- a destra ci sono i coltelli, con la lama sempre rivolta all'interno, ed il cucchiaio, con la parte concava rivolta verso l'alto. Se sono previste ostriche, questo è anche il posto della forchettina utilizzata per mangiarle, l'unica che può trovare posto alla destra del piatto;
- tutte le forchette infatti trovano la loro collocazione naturale alla sinistra del piatto: il numero è variabile e dipende dal numero e dal genere di portate previste. Le punte sono sempre rivolte verso l'alto.
- sopra il piatto, infine, va messa la forchettina (o il cucchiaio) da dessert; immediatamente sotto questa si trovano le posatine da frutta (la forchetta con il manico a sinistra, il coltello con il manico a destra).
Lo spazio di manovra per ciascun commensale deve essere almeno di 60 cm.
(fonte:kitchens.it)
Musica: Valzer dei fiori, Tchaikovsky, Lo Schiaccianoci
domenica 31 ottobre 2010
Tutto ciò che ci sta intorno 1
Come in tutte le arti che coivolgano i sensi, la vista ha un ruolo predominante. Non solo l'aspetto della pietanza deve essere piacevole ma anche tutto ciò che ci sta attorno. La cosa più semplice che si possa fare è la combinazione dei colori che portiamo in tavola, che volendo si possono combinare anche con quelli che ci sono nei piatti. Possiamo lavorare sui contrasti o sulle tonalità dello stesso colore. Facciamo come ci pare, la cosa veramente importante è che la tavola venga apparecchiata con cura e attenzione ai particolari. Anche se non abbiamo tovaglie di pizzo sangallo e cristalleria boema possiamo trovare il modo migliore per portare in tavola le nostre creazioni, e noi stessi, soprattutto.
Con il bianco non si sbaglia mai ed è una buona partenza che lascia tutta la libertà di esprimere la fantasia: potete decorare la tavola per esempio con le foglie di una spezia che avete utilizzato in cottura o dalle forme invitanti, come l'anice stellato e i chiodi di garofano, o con della frutta, per esempio di bosco, ribes, lamponi, more, mirtilli. Si possono legare dei nastrini di raso intorno ai bicchieri, usare delle grandi foglie verdi o secche, coi colori dell'autunno. O ancora potete andare a colpo sicuro e comprare una bella candela.
Musica: Trio Lescano, St. Louis Blues
Con il bianco non si sbaglia mai ed è una buona partenza che lascia tutta la libertà di esprimere la fantasia: potete decorare la tavola per esempio con le foglie di una spezia che avete utilizzato in cottura o dalle forme invitanti, come l'anice stellato e i chiodi di garofano, o con della frutta, per esempio di bosco, ribes, lamponi, more, mirtilli. Si possono legare dei nastrini di raso intorno ai bicchieri, usare delle grandi foglie verdi o secche, coi colori dell'autunno. O ancora potete andare a colpo sicuro e comprare una bella candela.
Musica: Trio Lescano, St. Louis Blues
sabato 30 ottobre 2010
Il fuoco della passione
Non abbiamo paura di gustare, proviamo, facciamo entrare il boccone in bocca, ancora un secondo per sentirne l'odore e la temperatura e poi via...mastichiamo, lentamente, non temiamo di essere troppo goduriosi, facciamo passare il cibo per tutta la bocca, riempiamola di sensazioni. Cerchiamo quel fuoco che avvampa dentro di noi, di amore, di passione, godiamo fino alla fine e teniamone il ricordo.
Non dobbiamo essere timidi in cucina: ci è permesso tutto, soprattutto sbagliare, cosa che può essere fonte di grande innovazione, come molto spesso è accaduto nella storia dell'umanità...non soltanto la necessità ma anche il piacere ha mosso l'uomo alla ricerca di nuove combinazioni, dalla scoperta del fuoco in poi.
Affrontiamo la sfida senza paura. La fantasia ci aiuterà se abbiamo la passione nel cuore.
Musica: Arturo Benedetti Michelangeli, Adagio di Ravel
Non dobbiamo essere timidi in cucina: ci è permesso tutto, soprattutto sbagliare, cosa che può essere fonte di grande innovazione, come molto spesso è accaduto nella storia dell'umanità...non soltanto la necessità ma anche il piacere ha mosso l'uomo alla ricerca di nuove combinazioni, dalla scoperta del fuoco in poi.
Affrontiamo la sfida senza paura. La fantasia ci aiuterà se abbiamo la passione nel cuore.
Musica: Arturo Benedetti Michelangeli, Adagio di Ravel
venerdì 29 ottobre 2010
Cucinare fa dimagrire
Perchè si mangia? Oltre che per nutrirsi, si mangia anche per riempire un vuoto interiore o una sensazione di disagio o di stress da prestazione. Se non ci sentiamo all'altezza o non riusciamo a fare qualcosa, il cibo in qualche modo appaga momentaneamente quella mancanza di conferme della nostra capacità. Molto spesso il sovrappeso o addirittura l'obesità derivano da questi disagi tenuti a bada con l'abuso di cibo, soprattutto non naturale e non fresco. Vengono consumati troppi grassi di origine animale o vegetale, troppo poche fibre, poca frutta e verdura, ma soprattutto non si cerca di curare la mancanza di amore e di sicurezza che sta alla base di tutto questo. Forse perchè le persone non hanno gli strumenti adatti per chiedere aiuto ma forse anche perchè la società ci chiede solo di essere belli, giovani e furbi, dimenticando sempre più spesso che invece abbiamo difetti fisici, invecchiamo e non ci addentriamo nella nostra profondià intellettuale. Allora potremmo iniziare da qui a riempire il nostro vuoto interiore...dai, tutti ne hanno uno...e usare il cibo e la cucina come un mezzo per ritrovare l'amore perduto, tentando di usare il momento della preparazione dei cibi come un momento di creatività in cui trasformare tutti i nostri impulsi emotivi in sapori e colori che ci facciano stare bene. Circondarci di cose belle, buone e sane forse non farà dimagrire ma sicuramente inizierà a colmare il nostro piccolo vuoto con l'amore che sapremo regalare a noi stessi. Forse è vero che inizia tutto da lì.
Musica: Joanna Newsom, Sawdust & Diamonds
Musica: Joanna Newsom, Sawdust & Diamonds
giovedì 28 ottobre 2010
Il sapore nella mente – Terza parte
Adesso che sappiamo come fare, proviamo e riproviamo. Cerchiamo di trattenere quante più sensazioni possibili, legandole a un ingrediente, a un odore, a un sapore, a una consistenza.
Cataloghiamo nella nostra mente i dolci e i salati, i ricordi allegri e quelli meno, gli odori persistenti e i passaggi di aroma....ogni volta andremo nel nostro archivio a cercare quel ricordo e quello stato d'animo preciso per combinarlo insieme agli altri. Non importa che tutto si mescoli alla perfezione o che si trovi subito e sempre la combinazione giusta. Anzi, la cosa più interessante sarà trovare nuove combinazioni che regalino, ci regalino, degli stimoli.
Il contrappunto di sapori è quello che cerchiamo.
Una combinazione che da sempre mi regala momenti di vera immaginazione e ispirazione è il cracker salato in superficie insieme allo spicchio di arancia bionda (...con quella rossa è tutta un'altra sensazione, meno contrastante!)
La cosa davvero importante è che il contrasto che creiamo sia tanto potente da ispirare il nostro libero pensiero, che ci faccia uscire dal qui e ora, anche solo per pochi secondi, e sia in grado di portarci nell'altrove, in un campo di grano maturo, nel suk tunisino o a quando eravamo piccoli.
Musica: Ella Fitzgerald & Louis Armstrong, Dream my little dream of me
Cataloghiamo nella nostra mente i dolci e i salati, i ricordi allegri e quelli meno, gli odori persistenti e i passaggi di aroma....ogni volta andremo nel nostro archivio a cercare quel ricordo e quello stato d'animo preciso per combinarlo insieme agli altri. Non importa che tutto si mescoli alla perfezione o che si trovi subito e sempre la combinazione giusta. Anzi, la cosa più interessante sarà trovare nuove combinazioni che regalino, ci regalino, degli stimoli.
Il contrappunto di sapori è quello che cerchiamo.
Una combinazione che da sempre mi regala momenti di vera immaginazione e ispirazione è il cracker salato in superficie insieme allo spicchio di arancia bionda (...con quella rossa è tutta un'altra sensazione, meno contrastante!)
La cosa davvero importante è che il contrasto che creiamo sia tanto potente da ispirare il nostro libero pensiero, che ci faccia uscire dal qui e ora, anche solo per pochi secondi, e sia in grado di portarci nell'altrove, in un campo di grano maturo, nel suk tunisino o a quando eravamo piccoli.
Musica: Ella Fitzgerald & Louis Armstrong, Dream my little dream of me
mercoledì 27 ottobre 2010
Senza mezze misure
E' necessario il verifcarsi di molte condizioni favorevoli perchè l'amore si riveli. La cura a volte non è abbastanza, ci vuole attenzione, ci vuole pazienza e convinzione, c'è bisogno di fortuna e anche a volte di condizioni metereologiche adatte, come direbbe Woody Allen. Non ci possono essere compromessi: la riuscita di una ricetta, di un amore, sarà oppure non sarà. Non avremo mezze soluzioni, insipide mezze riuscite, mediocri successi. Non lasciamo che questo si compia: arriviamo sempre in fondo alla missione con la sensazione di aver dato tutto, di aver provato tutte le strade, di non aver lasciato niente al caso. Nemmeno nel preparare degli spaghetti al pomodoro. Cuociamo con attenzione quei pomodorini e pretendiamone una cremosità a cui concederemo tempo e cura. Impariamo a misurare la quantità di energia che ci viene richiesta perchè ogni piatto sia arricchito dei nostri stati d'animo, delle nostre intemperanze. E ogni volta che ne abbiamo l'occasione cerchiamo di donare nuovamente quell'energia. I grandi successi si ottengono con le piccole vittorie quotidiane. Come i grandi amori.
Musica: Edith Piaf, Non je ne regrette rien
Musica: Edith Piaf, Non je ne regrette rien
martedì 26 ottobre 2010
Il sapore nella mente - Seconda parte.
Ieri ho parlato di sensazioni e di memoria...beh non è tutto.
Ecco come fare.
Provate ad assaporare come descritto diversi alimenti e impegnate i sensi, tutti!, a memorizzare la sensazione trasmessa .
Guardate l'alimento...un po' più a lungo di quanto non lo osserviate di solito: notate la consistenza della sua pelle, quanto è sottile, la sua forma e il suo colore, le sue particolarità, se è liscio, o ruvido, poroso, peloso...provate a guardare oltre l'aspetto, proprio come si fa nelle relazioni, e immaginate cosa si nasconda all'interno, nelle parti che non si vedono immediatamente....
Potete anche toccarlo, passaggio che in definitiva è il meno eccitante ma ci permette di testare la consistenza di chi ci sta di fronte...poi passate all'odore...l'odore può mettere in moto la nostra mente e scatenare inaspettati ricordi, un profumo delicato o un aroma deciso possono farci pensare a episodi del nostro passato: cerchiamo di tenere il più a lungo possibile quel pensiero... sentiamolo rincorrere nella nostra mente delle immagini. Facciamo entrare quell'odore completamente nel nostro corpo, partendo dal naso, seguiamo il suo percorso nella gola, sfiorando le papille gustative della lingua, e sentiamolo da lì rimbalzare in testa dove va a legarsi a una immagine o a cercarla...
Anche l'udito ha il suo bel da fare perchè ci sono dei cibi che possono emettere dei suoni interessanti, per esempio in fase di cottura o di preparazione: pensiamo al rumore delle carote spellate col pelapatate...magnifico. Un rumore ovattato e caldo.
Non tutti gli alimenti ci daranno le stesse soddisfazioni, è ovvio, anche perchè noi opereremo un assaggio arbitrario di certi alimenti e in momenti decisi da noi (per esempio prima di cucinare con gli ingredienti crudi a disposizione). E come con le persone, sarà totalmente casuale e inaspettato trovare un buon amico. Quindi fate questo esercizio in momenti non programmati e quando se ne presenta l'occasione, durante una cena, o un viaggio...
Facciamo un respiro e cerchiamo la sensazione, teniamola con noi, nella nostra mente.
Possiamo anche chiudere gli occhi.
Musica: Cluster & Brian Eno + Anna Pavlova, Ho Renomo
Ecco come fare.
Provate ad assaporare come descritto diversi alimenti e impegnate i sensi, tutti!, a memorizzare la sensazione trasmessa .
Guardate l'alimento...un po' più a lungo di quanto non lo osserviate di solito: notate la consistenza della sua pelle, quanto è sottile, la sua forma e il suo colore, le sue particolarità, se è liscio, o ruvido, poroso, peloso...provate a guardare oltre l'aspetto, proprio come si fa nelle relazioni, e immaginate cosa si nasconda all'interno, nelle parti che non si vedono immediatamente....
Potete anche toccarlo, passaggio che in definitiva è il meno eccitante ma ci permette di testare la consistenza di chi ci sta di fronte...poi passate all'odore...l'odore può mettere in moto la nostra mente e scatenare inaspettati ricordi, un profumo delicato o un aroma deciso possono farci pensare a episodi del nostro passato: cerchiamo di tenere il più a lungo possibile quel pensiero... sentiamolo rincorrere nella nostra mente delle immagini. Facciamo entrare quell'odore completamente nel nostro corpo, partendo dal naso, seguiamo il suo percorso nella gola, sfiorando le papille gustative della lingua, e sentiamolo da lì rimbalzare in testa dove va a legarsi a una immagine o a cercarla...
Anche l'udito ha il suo bel da fare perchè ci sono dei cibi che possono emettere dei suoni interessanti, per esempio in fase di cottura o di preparazione: pensiamo al rumore delle carote spellate col pelapatate...magnifico. Un rumore ovattato e caldo.
Non tutti gli alimenti ci daranno le stesse soddisfazioni, è ovvio, anche perchè noi opereremo un assaggio arbitrario di certi alimenti e in momenti decisi da noi (per esempio prima di cucinare con gli ingredienti crudi a disposizione). E come con le persone, sarà totalmente casuale e inaspettato trovare un buon amico. Quindi fate questo esercizio in momenti non programmati e quando se ne presenta l'occasione, durante una cena, o un viaggio...
Facciamo un respiro e cerchiamo la sensazione, teniamola con noi, nella nostra mente.
Possiamo anche chiudere gli occhi.
Musica: Cluster & Brian Eno + Anna Pavlova, Ho Renomo
lunedì 25 ottobre 2010
Il sapore nella mente - Prima parte
Ogni tanto è utile esercitarsi sulla memoria dei sapori: assaporare lentamente un ingrediente, per esempio un cereale: masticarlo e assaporarne il gusto. Tenetelo in bocca a lungo, cercate di notare le variazioni dei sapori - se ci sono - causate dagli enzimi della saliva che trasformano l'amido sprigionando un sapore nuovo, dolciastro.
Oppure più semplicemente testate con la lingua il cambiamento di consistenza e cercate di tenere quella sensazione.
Inghiottendo pensiamo a tutte le sostanze presenti nel nostro boccone e a come verranno assimilate dal nostro corpo, i grassi da una parte gli zuccheri dall'altra, le fibre...
Quella sensazione ci servirà per comporre le nostre ricette sperimentali, per immaginare degli accostamenti nuovi anche inaspettati, al limite del contrappunto.
Musica: Johann Sebastian Bach, Contrapunctus IX, eseguito da Glenn Gould.
Oppure più semplicemente testate con la lingua il cambiamento di consistenza e cercate di tenere quella sensazione.
Inghiottendo pensiamo a tutte le sostanze presenti nel nostro boccone e a come verranno assimilate dal nostro corpo, i grassi da una parte gli zuccheri dall'altra, le fibre...
Quella sensazione ci servirà per comporre le nostre ricette sperimentali, per immaginare degli accostamenti nuovi anche inaspettati, al limite del contrappunto.
Musica: Johann Sebastian Bach, Contrapunctus IX, eseguito da Glenn Gould.
domenica 24 ottobre 2010
Il secondo ingrediente
L'artigianato è inscindibilmente legato al mondo dell'arte. La materia nelle mani dell'artigiano si trasforma e diventa un'opera d'arte nel senso di opera pregna di sforzo teso a rappresentare un'emozione. Quello che succede anche in cucina è che i sentimenti di chi sta lavorandoci entrano inevitabilmente nella rappresentazione culinaria di quel momento. Le emozioni si riflettono nella pietanza o meglio nella sua resa perchè la nostra energia positiva o negativa incide sul nostro modo di tagliare, cuocere, salare, dosare...Quindi una cosa importante è cucinare col sorriso. Secondo ingrediente fondamentale. Meglio se sincero e sentito ma si può provare anche con un surrogato e un piccolo sforzo. La musica può aiutare.
Musica: Come on! Feel the Illinois!, Sufjan Stevens
Musica: Come on! Feel the Illinois!, Sufjan Stevens
venerdì 22 ottobre 2010
Amore in primis.
L'Amore è l'ingrediente segreto, in cucina e nelle relazioni, anche quelle con se stessi.
Amare significa rispettare, prendersi cura, comprendere, ascoltare.
Ma anche conoscere l'oggetto dell'amore. Conoscere a fondo chi ci sta di fronte o anche solo avere la curiosità di farlo è il primo passo verso la scoperta della sua essenza. In cucina la conoscenza della materia prima è tutto. Conoscere, o scoprire, il punto di cottura giusto, l'odore o il sapore di un ingrediente, la sua consistenza tra le mani, il suo grado di umidità eccetera è fondamentale per sapere combinare poi tutti gli ingredienti in una pietanza.
L'unico metodo imbattibile per imparare è...cucinare. Provare e riprovare facendo attenzione a ciò che accade e gustando tutte le fasi di cambiamento del cibo nelle nostre mani e nelle nostre pentole.
Dopo tutto, il cibo ci mantiene in vita. In questo senso è lui che ci ama per primo. Contraccambiare questo amore è il tema di questo blog.
Musica: My favourite things, John Coltrane
Amare significa rispettare, prendersi cura, comprendere, ascoltare.
Ma anche conoscere l'oggetto dell'amore. Conoscere a fondo chi ci sta di fronte o anche solo avere la curiosità di farlo è il primo passo verso la scoperta della sua essenza. In cucina la conoscenza della materia prima è tutto. Conoscere, o scoprire, il punto di cottura giusto, l'odore o il sapore di un ingrediente, la sua consistenza tra le mani, il suo grado di umidità eccetera è fondamentale per sapere combinare poi tutti gli ingredienti in una pietanza.
L'unico metodo imbattibile per imparare è...cucinare. Provare e riprovare facendo attenzione a ciò che accade e gustando tutte le fasi di cambiamento del cibo nelle nostre mani e nelle nostre pentole.
Dopo tutto, il cibo ci mantiene in vita. In questo senso è lui che ci ama per primo. Contraccambiare questo amore è il tema di questo blog.
Musica: My favourite things, John Coltrane
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